E’ una vita che voglio vedermi con calma questa serie… dove gli sceneggiatori utilizzano gli zombie come sfondo per esplorare le complesse dinamiche umane e le scelte morali in un mondo post-apocalittico, concentrandosi sulla narrazione e sui personaggi. 🔝🔝🔝


SERIE TELEVISIVA

The Walking Dead è una serie televisiva statunitense ideata da Frank Darabont.

È basata sull’omonima serie a fumetti scritta da Robert Kirkman, anche produttore esecutivo dello show, illustrata da Tony Moore e Charlie Adlard e pubblicata dalla Image Comics. Rispetto al fumetto, di cui comunque vengono seguite le linee guida a livello di trama, la serie presenta parecchie novità nella storia, come ad esempio l’introduzione di personaggi inediti.

Il primo episodio è stato trasmesso dal canale televisivo AMC il 31 ottobre 2010, durante il Fearfest. In Italia è stata trasmessa, quasi in contemporanea, da Fox a partire dal 1º novembre dello stesso anno, fino alla decima stagione inclusa; l’episodio pilota è stato invece trasmesso in chiaro da Cielo il 21 aprile 2012.

Dal 2 luglio 2021 le prime 10 stagioni della serie sono state rese disponibili sulla piattaforma streaming Disney+ nella sezione Star in esclusiva, mentre dal 23 agosto 2021 è stata pubblicata anche l’undicesima stagione in esclusiva. A partire dal 16 luglio 2025 Sky Italia, che possiede attualmente i diritti per la trasmissione della serie, trasmette per la prima volta in chiaro sul digitale terrestre la serie, sul canale Cielo.

Trama

Rick Grimes è un vice sceriffo vittima di un incidente durante uno scontro a fuoco con dei fuorilegge: colpito alla schiena, va in coma, lasciando tra le lacrime la moglie Lori e il figlio Carl. Il risveglio, poco tempo dopo, è traumatico: l’ospedale è distrutto ed è pieno di cadaveri. Rick non ci metterà molto a capire la situazione: il “virus”, che sembrava essere controllato prima del suo incidente, ha preso piede. I morti si risvegliano e attaccano i vivi, la cui presenza è sempre minore. Il vicesceriffo sfrutterà tutte le sue abilità di sopravvivenza e di capacità con le armi per sopravvivere e uscire dalla città, trovando altri superstiti rifugiati tra i boschi; tra questi, ritrova la famiglia e il suo migliore amico Shane. Costretti continuamente a spostarsi, presto si accorgeranno che i primi e veri nemici non sono i morti che camminano, ma sono proprio gli esseri umani, che sono spinti unicamente dall’istinto di sopravvivenza.

Episodi

Stagione Episodi Prima TV USA Prima TV Italia/Pubblicazione Italia[4]
Prima stagione 6 2010 2010
Seconda stagione 13 2011-2012 2011-2012
Terza stagione 16 2012-2013 2012-2013
Quarta stagione 16 2013-2014 2013-2014
Quinta stagione 16 2014-2015 2014-2015
Sesta stagione 16 2015-2016 2015-2016
Settima stagione 16 2016-2017 2016-2017
Ottava stagione 16 2017-2018 2017-2018
Nona stagione 16 2018-2019 2018-2019
Decima stagione 22 2019-2021 2019-2021
Undicesima stagione 24 2021-2022 2021-2022

FONTE

 


The Walking Dead, la vita continua (e pure la saga)

La storica, popolare e influente serie, conclusa dopo 11 stagioni, rinasce nei suoi spinoff-sequel. Un franchise che è un cupo apologo morale sulla resilienza della vita e sulla difficoltà a costruire una società giusta

Come gli zombi da cui prende il titolo, anche The Walking Dead è sembrata più volte morire, o esser morta. Per poi resuscitare. E proprio come i morti viventi di cui racconta, è meglio tenerla d’occhio anche nelle fasi in cui si muove lenta: quando meno te lo aspetti, morde.

Un ritratto che resta vero anche dopo che l’undicesima stagione – l’ultima: sembra impossibile ma è così – è arrivata alla sua conclusione, nel novembre 2022. Dando vita fin dalle ultime sequenze, come meglio vedremo, a una serie di spinoff diretti, veri e propri sequel “tematici”. Ora che Sky e NOW stanno finalmente pubblicando in Italia i vari spinoff (dopo The Ones Who Live, ecco a giugno 2025 Daryl Dixon e subito dopo Dead City), ha senso fare il punto su questo pezzo di storia della tv.

Un’epopea iniziata il 31 ottobre 2010. Sottolineiamo subito questo elemento: nella storia ancora giovane della complex tv, 12 anni (e 11 stagioni) sono un’eternità per una serie moderna, a trama orizzontale. D’accordo: la sua popolarità, dopo le vette delle stagioni centrali, è andata declinando. Ma la sua influenza sull’immaginario è forse invece ulteriormente cresciuta.

Nei prossimi capitoli, quindi, tireremo un po’ di somme. Sui temi, i motivi della fascinazione e del successo, i progetti collegati presenti e futuri di The Walking Dead. Come in effetti merita questo – a suo modo – grande show. In cui la lotta disperata di un gruppo di umani per sopravvivere in un mondo infestato dagli zombi non è solo il prologo narrativo a tutto quanto avverrà. È anche il pretesto per un apologo pessimistico, cupamente morale e spesso più complesso di quel che sembra sulla natura umana.

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The Walking Dead: da dove deriva, di cosa parla

Tratta dal fumetto creato da Robert Kirkman (cui abbiamo dedicato questa puntata del nostro podcast), la serie targata AMC ha avuto un gigantesco successo, tradottosi in una longevità rara. La conclusione della stagione 11, a fine 2022, ha portato il conteggio a 177 episodi. Oggi in Italia tutti su SkyNOWDisney+.

Lo show prende le mosse da un’epidemia che contagia gli esseri umani e li condanna a tornare, dopo la morte, come zombi. Per poi raccontare la lotta per la sopravvivenza di gruppi di viventi che, in un mondo infestato dai famelici mostri, devono cercare di ricostruire comunità.

Se vi siete appena svegliati da un lunghissimo coma (per inciso, è quel che accade all’inizio della serie al protagonista di gran parte delle sue stagioni, Rick Grimes) e non avete idea di cosa siano gli zombi, ecco qua. Sono morti che si ostinano a non morire. Esseri umani che, presumibilmente infettati da un virus, tornano dopo la morte a uno stato di semi-vita, privi delle funzioni cerebrali superiori e animati solo dalla primitiva necessità di sfamarsi. Creature vaganti implacabili e persistenti come uno stalker.

Ma sono soprattutto una formidabile icona pop e uno dei più forti esempi di traduzione nell’immaginario orrorifico dell’evoluzione sociale del nostro tempo. Se il vampiro era il non-morto di una società aristocratica, lo zombi è il mostro non-morto per la società democratica, globalizzata, massmediatica. Lo zombi è il non-individuo, che ha dalla sua la forza soverchiante del numero. Lo stesso George Romero, che ha codificato il genere oltre 50 anni fa con il film capostipite La notte dei morti viventi (1968), grazie al successivo Zombi (1978) porterà nel genere un’esplosiva satira della società dei consumi: ambientandolo non a caso in un centro commerciale assediato da orde di consumatori defunti, che per coazione a ripetere continuano a tornare.

Foto: zombi
The Walking Dead (Disney+, 11 stagioni) racconta un mondo travolto dall’apocalisse zombie

Un mondo dominato dai morti viventi

In The Walking Dead la società umana è travolta dall’improvvisa inarrestabile apparizione dei “morti che camminano” del titolo. Lo show inizia in medias res. Il vice-sceriffo di una contea della Georgia, Rick Grimes (Andrew Lincoln), si sveglia nel suo letto d’ospedale. E scopre che la civiltà è collassata.

Una storia individuale (un uomo che cerca, tra mille pericoli, la propria famiglia) diventa presto un racconto corale. Seguendo gruppi di sopravvissuti che lottano per la propria vita. E che – stagione dopo stagione – realizzano che non meno pericolosi dei revenants sono gli altri esseri umani. L’uno contro l’altro armati. Regrediti allo stato di natura paventato dal filosofo Thomas Hobbes.

Il tono della prima indimenticabile stagione, in cui showrunner è il regista Frank Darabont che dirige anche la bellissima e assai cinematografica puntata iniziale, detta la linea per l’intera serie. Se la premessa è horror e post-apocalittica, le corde del racconto lavorano su accenti drammatici. Con al centro, quando non ci se ne dimentica, una riflessione anche amara sulla natura umana e la sua pericolosa ambiguità.

Foto: The Walking Dead
Il ritorno allo stato di natura in The Walking Dead non risparmia né le donne né i bambini

Possiamo identificare 4 elementi-chiave drammaturgici molto ripetuti, strutturali, attorno a cui si organizza la narrazione di praticamente ogni episodio di The Walking Dead. Ovviamente il pericolo, onnipresente in un mondo in cui i non morti sono ovunque e dietro qualunque curva può spuntare una minacciosissima orda. Naturalmente la conseguenza più immediata del pericolo, e cioè la paura, una paura permanente che diventa angoscia. L’insicurezza, l’instabilità, che impedisce di dare fondamenta salde alle faticose conquiste di una comunità che vorrebbe risorgere. E però anche il polo opposto del pendolo emotivo: quel sentimento impalpabile ma sempre capace di riaccendere i cuori e le menti che chiamiamo speranza.

Speranza che finisce, invariabilmente, per restituire nuove e più forti delusioni…

Zombi, virus, collasso della civiltà

In The Walking Dead, è vero, ci sono gli zombi. Ma alla base di tutto e prima di tutto c’è la diffusione di un contagio che ha infettato i viventi. Condannandoli a un ritorno post mortem. Un contagio a cui nessuno è immune, come si scopre nel drammatico finale della prima stagione: ambientato non per caso in ciò che resta del CDC, il mitico Centro per il controllo delle malattie infettive di Atlanta. Al tema del contagio e della sua rappresentazione cine-televisiva abbiamo dedicato un’ampia analisi, che trovate qui, e che racconta film e serie sulla pandemia.

L’inflazione cinetelevisiva degli zombi e quella, più recente, delle epidemie sono solo due facce, spesso intercambiabili, della stessa medaglia. L’antica paura per la fragilità delle conquiste umane. Che oggi ha assunto toni globali e apocalittici.

Ed ecco allora tra serie tv, videogiochi, fumetti, blockbuster cinematografici – cioè la cultura popolare del nostro tempo – emergere, ben prima del Covid-19, il grande tema del contagio. Con le sue implicazioni. Il contagio con la sua capacità di far crollare la civiltà, con le forze dell’ordine che provano a mantenere il controllo e falliscono, i militari che prima resistono e poi vengono travolti. E quindi il caos che ne discende, la distruzione dell’ordine su una scala che si fa globale, la fuga disordinata dei sopravvissuti, o gli esodi di massa, e le città che si fanno deserte, abitate solo da mostri vaganti o fantasmi…

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In un certo senso, ciò che distingue il mastodontico franchise The Walking Dead è il suo interesse a raccontare non tanto la caduta quanto ciò che accade dopo. Mostrandoci un mondo in cui, poco a poco, siamo costretti a riconoscere due verità problematiche. Che i mostri non sono cattivi. E i protagonisti non sono buoni. Pur terrificanti, gli zombi vagano infatti sotto il dominio dell’unico istinto loro rimasto, un’insaziabile brama di carne. Sono un nemico, certo, eppure non hanno colpa morale per ciò che sono diventati. Ma che giustificazione hanno i supposti “buoni”, gli esseri umani – cioè noi? In questa popolarissima saga nessuno è davvero capace di astenersi dal male. Il gruppo dei protagonisti, i beniamini del pubblico, si macchia, stagione dopo stagione, di atti esecrabili. Spesso nella logica di un “noi contro tutti gli altri”, di una tribalizzazione estrema.

Dimostrando ripetutamente il punto centrale dello show: in un mondo in cui le strutture sociali sono collassate è l’uomo, più ancora del mostro o del virus, a fare paura.

È il punto se vogliamo più “politico” di The Walking Dead. Ne abbiamo parlato in questa puntata del podcast di Mondoserie , indagando i diversi modelli di società post apocalittica, le loro relazioni con la nostra realtà presente e storica e i perché del loro inevitabile collasso.

Locandina: The Walking Dead
Una celebre immagine di The Walking Dead: l’arrivo in un’Atlanta abbandonata di Rick (1×01)

Il franchise infinito di The Walking Dead

Facciamo un po’ di ordine sullo stato del franchise, al tempo presente. La serie ammiraglia si è conclusa con 11 stagioni e 177 episodi. Oggi, come si diceva, tutte su Sky / NOW e su Disney+.

Si è conclusa dopo 8 stagioni anche Fear the Walking Dead. Spinoff, da noi su Prime Video, che per le prime tre stagioni (dal 2015) funge più o meno da “prequel generale” alla serie madre: raccontando le prime fasi della pandemia e la caduta dell’ordine sociale. E che poi ha portato le proprie storie a “raggiungere” temporalmente la cronologia della serie principale, intrecciandone le vicende. E in alcuni casi i personaggi.

Un secondo spin off, The Walking Dead: World Beyond, ha debuttato nel 2020, anche questo su Prime Video. Due stagioni e 20 episodi che raccontano una storia parallela, una decina d’anni dopo l’apocalisse. Qui, i ragazzini cresciuti (relativamente al sicuro) in una comunità protetta durante i primi anni della catastrofe sono costretti a confrontarsi con un’opaca e brutale organizzazione militare, che sta ricostruendo a viva forza un modello di ordine sociale. E che meglio comprenderemo in The Ones Who Live.

Tales of the Walking Dead, di nuovo su Disney+, è invece una serie antologica di 6 episodi autonomi, ciascuno dei quali racconta personaggi vecchi e soprattutto nuovi, alle prese con vari momenti della zombie apocalypse.

Ma ovviamente l’attesa maggiore era per i tre sequel diretti della serie madre, tutti per ora in stagioni brevi da 6 episodi ciascuno. Il già citato The Ones Who Live (2024), che torna ad avere al centro Rick (con Michonne), l’unico fin qui uscito in Italia (Sky, NOW). Daryl Dixon (2023), che racconta le avventure del popolare balestriere redneck (in America già alla seconda stagione). E infine Dead City (2023), con la strana coppia formata da Negan e Maggie.

E taciamo dei tanti videogame diretta filiazione della serie…

CONTINUA CON TANTI SPOILER QUI: suggerito leggere e vedere i video solo se avete visto tutte e 11 le stagioni

 


Due chiacchiere con l’IA Gemini quando sono prossimo a concludere la terza serie…

Le prime tre stagioni di The Walking Dead rappresentano l’età dell’oro della serie, un periodo in cui lo show non era solo un fenomeno di massa, ma un’esplorazione cruda e psicologica della condizione umana sotto pressione estrema.
Ecco un’analisi del triennio che ha ridefinito il genere horror in TV.Stagione 1: L’Inizio Cinematografico
Sotto la guida di Frank Darabont, la prima stagione è un gioiello di ritmo e atmosfera. Con soli sei episodi, riesce a stabilire un mondo post-apocalittico visivamente mozzafiato e emotivamente devastante.
Il punto di forza: La regia quasi cinematografica. Il risveglio di Rick Grimes in un ospedale deserto rimane una delle sequenze più iconiche della storia della televisione.
Il focus: Non sono gli zombie (i “vaganti”) il fulcro, ma lo shock della perdita della civiltà.
Nota critica: La deviazione scientifica del CDC nel finale è stata spesso discussa, ma ha dato un senso di scala globale che poi la serie ha faticato a mantenere.

Stagione 2: La Fattoria e il Conflitto Interiore
Spesso criticata per il ritmo più lento e la permanenza prolungata nella fattoria di Hershel, la seconda stagione è in realtà fondamentale per lo sviluppo dei personaggi.
Rick vs. Shane: Il cuore pulsante della stagione è il declino morale di Shane. Rappresenta il pragmatismo brutale contro l’idealismo di Rick. Il loro scontro finale è il momento in cui la serie dichiara che “i vivi sono più pericolosi dei morti”.
La rivelazione di Sophia: Uno dei colpi di scena più strazianti che ha cementato la reputazione dello show per la sua spietatezza.
Il limite: Alcuni episodi centrali soffrono di un eccesso di dialoghi circolari, un sintomo dei tagli al budget dell’epoca.

Stagione 3: Il Governatore e la Guerra
La terza stagione alza l’asticella dell’azione e introduce uno dei cattivi più complessi del piccolo schermo: Il Governatore. L’ambientazione si sposta tra la sicurezza (apparente) della prigione e la distopia ordinata di Woodbury.
L’evoluzione di Rick: Vediamo un leader che scivola nella follia e nel totalitarismo per proteggere i suoi. La morte di personaggi chiave (come Lori) cambia per sempre il DNA del gruppo.
Michonne e l’iconografia: L’introduzione di personaggi “fumettistici” ma radicati nel dramma aggiunge un sapore unico.
Il tema: Qui la serie esplora come il potere corrompa anche chi ha buone intenzioni e come la pace sia un concetto ormai obsoleto.

Verdetto Finale
Queste tre stagioni formano un arco narrativo quasi perfetto:
Stagione 1: Lo shock.
Stagione 2: L’adattamento morale.
Stagione 3: La guerra per la civiltà.
Mentre le stagioni successive avrebbero sofferto di una narrazione talvolta ridondante, questo blocco iniziale rimane un esempio magistrale di come utilizzare l’horror per raccontare l’umanità nelle sue sfumature più oscure.


Qual è il personaggio che, secondo te, ha avuto l’evoluzione più interessante o coerente in questo primo arco della storia?
Mi hanno appassionato Daryl Dixon e Michonne

Scelte eccellenti. È interessante notare come entrambi siano nati come “solitari” estremi, figure quasi ai margini del gruppo, per poi diventare le colonne portanti dell’intera serie.
Ecco perché il loro percorso nelle prime stagioni è così magnetico:Daryl Dixon: Da “Fratello di…” a Leader
Daryl è un caso unico perché non esiste nei fumetti. È stato creato appositamente per Norman Reedus, e la sua evoluzione è forse la più umana di tutta la serie.
L’uscita dall’ombra: Nella prima stagione è solo il fratello rabbioso di Merle. Nella seconda e terza, però, assistiamo a una trasformazione incredibile: Daryl trova per la prima volta un senso di appartenenza.
La ricerca di Sophia: È il momento in cui capiamo che dietro la balestra e l’atteggiamento scontroso c’è un uomo con un codice d’onore e una profonda empatia.
Il braccio destro: Inizialmente Rick e Daryl non si fidano l’uno dell’altro, ma alla fine della terza stagione il loro legame diventa il cuore pulsante del gruppo. Daryl smette di essere un “segugio” per diventare un leader.

Michonne: L’Enigma con la Katana
L’ingresso di Michonne alla fine della seconda stagione è probabilmente il più iconico di tutta la serie. Appare dal nulla, con il cappuccio e due vaganti senza braccia al guinzaglio.
L’estetica e il mistero: Nella terza stagione, Michonne è un rebus. Parla pochissimo, osserva tutto e non si fida di nessuno. La sua diffidenza verso il Governatore è ciò che salva il gruppo, dimostrando che il suo istinto è affilato quanto la sua lama.
La solitudine vs. la comunità: Il suo percorso nella terza stagione è quello di una predatrice che impara a deporre le armi (metaforicamente) per fidarsi di Rick e, soprattutto, di Carl.
Un’arma vivente: Ha portato una ventata di freschezza nei combattimenti. Mentre gli altri usavano armi rumorose o goffe, lei ha introdotto una precisione quasi chirurgica e uno stile visivo mozzafiato.

La forza del silenzio
Ciò che accomuna Daryl e Michonne in questa fase è la loro capacità di comunicare senza parlare. Daryl lo fa attraverso le sue azioni di protezione, Michonne attraverso i suoi sguardi carichi di sospetto o intelligenza tattica.
Mentre Rick è tormentato dal peso del comando e dalle sue allucinazioni (specialmente nella terza stagione), Daryl e Michonne sono i personaggi che “fanno ciò che va fatto”, diventando rapidamente i preferiti dei fan proprio per questa loro concretezza brutale ma leale.