“Praticando il digiuno si attiva un programma di sopravvivenza delle cellule, detto autofagia, letteralmente ‘mangiare se stessi’, per cui le cellule sopravvivono consumando tutto quello che al loro interno non è indispensabile per la sopravvivenza: organelli intracellulari mal funzionanti o non essenziali e depositi di proteine mutate e altro materiale di scarto che ostacola il buon funzionamento delle cellule”.
È quanto scrive il dottor Franco Berrino in un articolo sul sito de La Grande Via, associazione da lui presieduta.
“Si ipotizza” spiega Berrino “che l’autofagia protegga dalle malattie neurodegenerative, come la demenza di Alzheimer o il morbo di Parkinson, caratterizzate da depositi di proteine anomale nel sistema nervoso. Nel digiuno, inoltre, le cellule, per risparmiare energia, rallentano la proliferazione cellulare, ostacolando la crescita di eventuali cellule tumorali”.
“Studi clinici hanno dimostrato che è utile praticare brevi digiuni, come saltare la cena o trascorrere un intero giorno senza mangiare, e saltuariamente si possono fare digiuni più prolungati, di una settimana o due, astenendosi da tutti i cibi calorici, ma bevendo abbondantemente acqua, tè, tisane,” fa sapere il medico.
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