Fatto il punto sulle riflessioni passate e programmate le letture per procedere nel pensiero da sviluppare in futuro, torniamo al nostro discorso socio-politico generato dalla visione di “The Walking Dead”. Conclusa la saga principale, ho iniziato a vedere “World Beyond”…
Ma proseguiamo invece la nostra piacevole conversazione, sempre alla luce di tutto quello detto fin’ora introducendo che ho iniziato a vedere le prime tre puntate di The walking dead: world beyond. La serie è molto molto più elementare della saga principale, mi pare più che altro il classico romanzo di formazione trasformato in fiction, ma permette di approfondire questa repubblica civica militare che pare imperare in quanto rimane nel mondo. Ma ogni grande struttura ha i suoi limiti e le sue ombre…
1. I “Custodi” di Platone degenerati in DITTATURA TECNOCRATICA
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Nella loro visione, il resto dell’umanità (i piccoli insediamenti autonomi, i sopravvissuti vaganti, le comunità indipendenti) sono solo risorse temporanee, variabili sacrificabili o minacce batteriologiche e logistiche.
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È la versione esasperata della ragion di Stato: distruggere la morale individuale per preservare una promessa di civiltà futura.
2. La trappola dell’ingegneria sociale olistica (La lezione di Popper)
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Il limite strutturale di questi imperi tecnocratici è che, per preservare la propria utopia perfetta, devono vivere nella paranoia costante. Ogni comunità esterna che funziona senza il loro controllo diventa una minaccia al loro monopolio.
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L’effetto collaterale è la totale alienazione morale: i soldati e gli scienziati della CRM finiscono per compiere atrocità di massa (come l’uso di armi chimiche o esperimenti sui vivi) convincendosi di essere gli “eroi tragici” che si sporcano le mani per salvare il domani.
3. Il contrasto tra l’Idealismo dei giovani e l’Anestesia degli adulti
Ogni struttura socio-politica è destinata a finire, perchè composta da umani mortali. Non muore, si trasforma. Talvolta evolve, altre involve. Ciclicamente. Più che altro credo che le riflessioni si debbano focalizzare sulla questione della gestione dei numeri. Piccole comunità hanno problemi di gestione di risorse. Grandi comunità hanno problemi con la gestione dei sottogruppi nei quali, per forza di cose, finiscono per parcellizzarsi. Sottogruppi che hanno valori e principi differenti, spesso contrastanti. Vedi, per semplificare enormemente, i contrasti tra gruppi che producono droghe (comunque richieste dalla popolazione) e gruppi di polizia che contrastano la diffusione delle droghe…
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Chi produce risorse reali e chi gestisce la burocrazia redistributiva.
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Chi detiene il monopolio della forza e chi cerca spazi di anarchia.
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I mercati legali e i mercati neri (come nel tuo esempio calzante sul commercio di sostanze e l’apparato proibizionista), che nascono spontaneamente per soddisfare bisogni che la norma ufficiale cerca di reprimere.
Discorso complesso, sicuramente ci sono già stati tanti studi. Anni fa giocavo a Sid Meyer’s Civilization, Populous e Age of Empire e credo che gli algoritmi alla base di questi giochi fossero proprio gli studi sull’argomento. Per quanto posso ipotizzare io direi che un territorio in zona temperata di 400 mila km2 con accesso al mare e 40 mln di abitanti rappresenti l’utopica perfezione per umani degli anni 1900-2000
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Densità abitativa ideale (100 ab/km²): È la soglia d’oro. Permette la creazione di mercati interni vivaci, divisione del lavoro e specializzazione industriale/scientifica, senza però raggiungere la saturazione urbana, il consumo compulsivo di suolo e l’alienazione da sovraffollamento. Lascia spazio a boschi, agricoltura di qualità, riserve d’acqua e parchi naturali (il perimetro per il “focolare” e la ricerca di serenità).
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Territorio temperato con sbocco al mare: Elimina i costi energetici ed enormi svantaggi logistici dei climi estremi (tundra, deserti). Il mare garantisce l’accesso alle rotte commerciali globali, autonomia alimentare (pesca) e una barriera difensiva naturale che riduce la necessità di eserciti di terra sterminati.
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La scala della governabilità: Una popolazione di 40 milioni è sufficientemente grande da garantire l’autosufficienza militare ed economica contro pressioni esterne (non è un piccolo Stato ricattabile), ma abbastanza contenuta da non scivolare nel totale anonimato burocratico dei colossi continentali da centinaia di milioni o miliardi di individui (dove l’individuo diventa una pura statistica e la repressione o la demagogia diventano quasi necessarie per tenere insieme il tutto).
Una via di mezzo tra entrambe. Sarei per regioni non troppo grandi autonome e federate con un governo centrale che si occupa delle macro questioni come finanza, difesa, sanità. Bisogna evitare che le realtà federali si combattano tra loro per il dominio del tutto e, parallelamente, evitare che un governo centrale per essere rinnovato conceda favoritismi a singole comunità con interessi particolari o meno forti rispetto alla altre.
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Il Bicameralismo Paritario e la Doppia Maggioranza: Per impedire che le regioni più ricche o popolose schiaccino le altre, il potere legislativo richiede una Camera delle Regioni dove ogni entità federata dispone dello stesso identico peso decisionale, a prescindere dalla popolazione (sul modello dello Ständerat svizzero). Nessuna norma centrale passa senza la contemporanea maggioranza della popolazione generale e della maggioranza degli Stati.
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L’Esecutivo Collegiale a Rotazione: Il rischio che un leader centrale conceda favori o fondi a pioggia a singole comunità per farsi rieleggere si neutralizza eliminando la figura del Presidente o del Premier unico. Adottando un governo collegiale a presidenza rotatoria (come il Consiglio Federale elvetico), si azzera la personalizzazione del potere e la dinamica da campagna elettorale permanente.
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La Perequazione Fiscale Algoritmica: Il clientelismo centrale vive di discrezionalità. La soluzione è un’architettura finanziaria basata su formule matematiche bloccate in Costituzione: i trasferimenti per difesa, finanza e sanità avvengono in base a parametri oggettivi (orografia, demografia, indici epidemiologici), togliendo alla politica la facoltà di distribuire risorse in cambio di consenso.