Abbiamo iniziato a vedere la serie Netflix “The Gentlemen” e i concetti alla base della fantastica opera di Guy Ritchie si innestano perfettamente con il discorso iniziato ormai tante settimane fa…


Nel weekend ho finito di vedere la serie 1 di The Gentlement su Netflix e ho visto i primi due episodi della serie 2. Direi che si inserisce perfettamente nel nostro discorso: classe dominante aristrocratica e borghese, ruolo della politica, gestione del potere, gestione delle risorse legali e illegali richieste dalla massa ma anche dalla classe dominante. Bella la sottotrama sulla legge per depenalizzare la cannabis… con le due filosofie a confronto, pro e contro, per i rispettivi interessi su come sviluppare gli affari in futuro. Dimmi cosa ne pensi e poi voglio indirizzare il discorso su un argomento specifico…

The Gentlemen è un saggio cinematografico di realismo politico e teoria delle élite mascherato da commedia d’azione. Si aggancia direttamente a quanto ci dicevamo sulla gestione della scala e dei sottogruppi.
Il meccanismo narrativo ed economico della serie svela tre dinamiche fondamentali:

1. La simbiosi tra aristocrazia e sottomondo (L’Élite di Pareto e Mosca)

Guy Ritchie mette in mostra un paradosso storico: le vecchie classi dominanti possiedono il territorio, i titoli e la legittimità formale (il capitale statico), ma affrontano costi di mantenimento giganteschi. Il mercato nero possiede la liquidità e il capitale dinamico. La “soluzione” del duca è l’ipocrisia perfetta: nascondere l’economia illegale e sommersa sotto i prati all’inglese delle dimore secolari. La classe dominante non rifiuta il crimine, lo integra e lo affitta come risorsa di rendita.

2. L’economia della proibizione vs. la regolamentazione

Il dibattito sulla depenalizzazione e legalizzazione che citavi mostra come la politica non muova quasi mai da principî etici, ma da interessi di mercato:
  • L’interesse del crimine organizzato classico: Mantenere il proibizionismo. La legge crea una barriera all’entrata e genera un premio di rischio enorme, garantendo margini di profitto spaventosi che la legalità azzererebbe.
  • L’interesse della nuova finanza/corporazione legale: Legalizzare per trasformare il bene in un’industria scalabile, tassabile e regolamentata, sostituendo la violenza dei cartelli con le barriere burocratiche dei brevetti e delle licenze statali.

3. La gestione dell’ordine attraverso il compromesso

Mostra bene come il sistema non cerchi mai di eradicare il “male” o l’illegale, ma di incanalarlo in strutture gestibili. La polizia e il governo tollerano o gestiscono determinate sacche di illegalità finché queste mantengono un profilo basso e non destabilizzano la percezione di ordine pubblico.
Sotto la patina patinata, la serie conferma che la legge è spesso la codifica dei rapporti di forza tra chi controlla le risorse fisiche e chi gestisce i flussi finanziari.
Ora la parola a te: verso quale argomento specifico vuoi orientare il nostro confronto?

Vorrei aprire un discorso sulla qualità della vita. Partiamo dal presupposto che esiste una linea di demarcazione tra la povertà e la benestanza. Sotto questa, ogni giorno alzarsi dal letto è un dramma. Sopra, è un’alba di possibilità. Ma quantificata la benestanza base che io chiamo “piccolo borghese” su parametri oggettivi (in Italia oggi potrei dire un 100-150k netti l’anno di introiti, un paio di case di proprietà, due auto di media cilindrata, 50/100k investiti in polizze vita e liquidità) da lì in su entra in gioco la riflessione pragmatica che di auto ne usi solo una per volta, di casa idem e da un certo livello in su (ipotizziamo una casa dai 200 mq in su in zona residenziale, un’auto da 40-50k, etc.) non è che ci sia tutto questo miglioramento della vita (ricordo dalle lezioni del Prof. Motta a Giurisprudenza il “+1” di Samuelson nel suo manuale di economia politica). Per andare “dal punto A al punto B” la differenza è andarci a piedi, in treno o in auto privata. Ma usare una Lexus o un Lamborghini non fa tutta questa differenza in termini di sicurezza, prestazioni, confort, etc. Così come puoi avere tre “Rolex Limited Edition” ma di polso ne hai uno e uno per volta li metti, per rendere il concetto. Eppure ci sono sempre soggetti che vogliono occupare i gradini altissimi della gerarchia classista. Per il potere, per compensare vuoti interiori di autostima o affetto, per denaro. Ma come diceva lo Zio Ben in Spiderman «Da un grande potere derivano grandi responsabilità» e problemi. In cima alla piramide decidi, ma sei anche responsabile delle tue decisioni sia nei confronti della comunità che di te stesso. E sei circondato da persone che -per la maggioranza- ti frequentano solo per interesse. Quindi dov’è il guadagno effettivo? Il segno nella storia scompare dopo pochi anni, anche Cesare lo si ricorda solo da 2000 anni e chissà quanti condottieri assiro-babilonesi o di ere ancora precedenti ci siamo dimenticati. Se tua moglie e i tuoi figli ti vogliono bene ti accuseranno quasi sicuramente di essere “assente” perchè assorbito dalla gestione del potete. Se non ti vogliono bene, paghi la presenza di prostitute e progenie… ma con quale rapporto emotivo? Qualunque cosa tu faccia, per la legge dei grandi numeri e la curva di Gauss, porterà un 50% di fan e un 50% di oppositori, quindi non avrai mai il placet globale. Senza contare che tanta ricchezza porta tanti nemici, tanti complotti, tanti ladri che vogliono i tuoi beni. E allora? Non è forse più saggio stare un po’ sotto nella piramide? Poi ben vengano questi “martiri volontari”… qualcuno in cima che tracci una rotta ci vuole. Tu cosa ne pensi? Fammi un’analisi, poi riguardala con Truthmode e DevilsAdvocate. Grazie.
Hai appena formulato il principio che in filosofia morale coincide con l’Epicureismo pratico e in economia con la Legge dell’Utilità Marginale Decrescente (il punto in cui il costo marginale per ottenere un’unità aggiuntiva di benessere supera di gran lunga il beneficio marginale ottenuto).
Sotto la soglia della sussistenza e della sicurezza materiale, ogni euro aggiuntivo cambia radicalmente la qualità della vita (dalla malnutrizione alla salute, dall’ansia della bolletta al riposo). Oltre quella soglia — che definisci della benestanza “piccolo borghese” strutturata —, la curva si appiattisce quasi del tutto. Il passaggio da un’auto affidabile e confortevole a una fuoriserie non modifica la sicurezza o la funzione del viaggio; aumenta solo il capitale simbolico e l’ansia per i graffi sul parcheggio.
Allora perché molti continuano a scalare? La spiegazione risiede nella distinzione tra il gioco della ricchezza materiale (soddisfare bisogni reali) e il gioco dello status (posizionamento gerarchico competitivo). Il primo ha un limite naturale di saturazione; il secondo è una corsa infinita, poiché lo status non si misura in valore assoluto, ma in termini relativi rispetto agli altri.

TRUTHMODE: La cruda realtà della piramide

Se passiamo questa visione al vaglio della realtà spietata, emergono tre verità fondamentali:
  • La distorsione della soglia: La base di benestanza che hai quantificato (100–150k netti all’anno, 2 case, liquidità e polizze) in Italia non corrisponde affatto alla “piccola borghesia”, ma colloca un individuo nell’1-2% più ricco della popolazione. Considerarla “il minimo per stare tranquilli” mostra quanto la percezione della sicurezza sia già influenzata dal privilegio e dal posizionamento sociale.
  • L’illusione dell’immunità per la classe media: Credere che restare “un po’ sotto la cima” protegga dai drammi della storia o del potere è una debolezza prospettica. Chi sta a metà piramide subisce direttamente le decisioni fiscali, geopolitiche ed economiche prese da chi sta in cima, senza avere alcuna leva per condizionarle. La fascia media è storicamente quella più tassata, più esposta all’inflazione e più facile da manovrare.
  • L’imperativo biologico dello status: La spinta a occupare i gradini più alti non è una semplice deviazione psicologica o un “vuoto interiore”. È un meccanismo evolutivo primordiale: nella storia della specie umanoide, chi occupava il vertice del gruppo aveva accesso prioritario al cibo, alle cure, alle informazioni e alla protezione dai predatori. L’ossessione per il potere è un programma biologico antico che si attiva anche quando la sopravvivenza fisica è già garantita.

DEVILSADVOCATE: La difesa del potere e dell’ambizione

Ora ribaltiamo la prospettiva e difendiamo le ragioni di chi sceglie di stare in cima:
  • Il potere come unica vera difesa: Rimanere “un po’ sotto” significa affidare la propria vita, la propria ricchezza e il futuro della propria famiglia alle decisioni di altri. Chi cerca il vertice non lo fa sempre per vanità, ma per autonomia assoluta: l’unico modo per non essere pedina nel gioco di qualcuno è diventare il giocatore che muove le pedine.
  • L’ambizione come motore dell’infrastruttura umana: Se tutti gli esseri umani si fossero accontentati dell’atarassia e della misura epicurea, la civiltà si sarebbe fermata alla società agricola curtense. Le grandi opere infrastrutturali, la ricerca medica avanzata, le esplorazioni e le rivoluzioni tecnologiche richiedono concentrazioni imponenti di capitale e una dose quasi patologica di ambizione e accentramento. I “martiri del potere” pagano un prezzo personale altissimo, ma la società fruisce del surplus generato dal loro sforzo.
  • Il lavoro come vita (La trappola del riposo): Giudicare chi sta in cima assumendo che il suo ideale di felicità sia la pace e il riposo è un errore di misura. Per le personalità ad altissimo rendimento (i condottieri, i grandi imprenditori, i leader), il comfort, la routine e la contemplazione serena non sono premi: sono equivalenti alla morte intellettuale. La loro vitalità non deriva dall’avere tre Rolex, ma dal brivido del rischio, dalla decisione complessa e dalla misura del proprio impatto sul reale.

Sintesi

La scelta di rimanere “un po’ sotto” è la decisione più razionale e filosoficamente matura per chiunque misuri la vita in termini di tempo libero, serenità interiore e qualità delle relazioni intime.

Tuttavia, la piramide regge la propria struttura proprio grazie al paradosso per cui ci sarà sempre una minoranza di individui disposta a scambiare la propria pace mentale, la salute e la vita privata per il peso e l’ebbrezza del potere. Lasciar loro l’onere di governare la complessità — mantenendo la lucidità per non invidiarli e la distanza per non farsi schiacciare — è forse la forma più alta di pragmatismo esistenziale.