E dire che è iniziato tutto per gioco… ma siamo arrivati alla quarta versione delle mie voliere! 😆

Ripercorriamo rapidamente questi sette anni:

Era l’autunno del 2014. Stavo per discutere la tesi a “Scienze del Diritto e dell’Attività normativa” di Giurisprudenza UNITO e già programmavo gli studi che avrei portato avanti dopo questa esperienza: in cima alla lista meditavo di dedicarmi finalmente all’apprendimento della nobile arte della falconeria, sogno che coltivo sin da bambino, quando salivo e scendevo i boschi della Val Luserna in cerca di nidi di rapaci, e dagli anni a Merano dove a Castel Tirolo ebbi la fortuna di poter tenere un Falco Pellegrino sul guanto, vista Valle dell’Adige. Un’emozione indescrivibile! 🤩

Ma partire subito con un rapace 🦅, senza aver mai allevato prima un uccello in vita mia, mi pareva azzardato e pericoloso per la salute di entrambi. Allora valutai di partire con qualcosa di molto più piccolo per fare esperienza e avvicinarmi all’obiettivo a piccoli passi. Considerai pappagallini vari (i classici cocorite, calopsite, inseparabili, etc.), ma dovevo tenere conto del freddo invernale (la voliera sarebbe stata esterna) e dell’eventuale disturbo arrecato ai vicini dai fischi. Allora ricordai un “pensiero felice” 🔔 dei miei vent’anni, quando per un breve periodo feci il postino sulle colline tra Luserna San Giovanni e la Valle Angrogna. Qui un cordialissimo signore nella borgata “Cà Bianca”, cui portavo il quotidiano, aveva una voliera molto grande (a memoria direi un cilindro di 3 metri di diametro) con centinaia di Diamanti Mandarini che mi accoglievano sempre con il loro allegro <<Quack! quack!>> caratteristico. E allora perché non iniziare con loro? Ho così acquistato due coppie (09/2014) con una voliera cm 100×40 h 200 (1.0) e l’esperienza ha avuto inizio! 🚀

Un anno dopo (09/2015) ho deciso di aumentare lo spazio a loro disposizione… e così ho chiuso con della rete metallica un terzo del terrazzo in mansarda lato studio. Indicativamente uno spazio di cm 400×300 h 300 con una “bussola doppio ingresso” (2.0), così da evitare fughe di uccelli e avere una zona per strumenti e materiale. In un angolo ho poi lasciato la voliera metallica, con tutte le porticine aperte, coibentata con polistirolo e plexiglass per l’inverno.

Nel 02/2016 ho attrezzato la voliera con acqua corrente, elettricità, un ripiano per cibo e bagnetto, una thuja in vaso e ho arredato la “bussola” con uno scaffale (2.1).

Prossimi al nuovo inverno, nel 09/2016 ho progettato di dividere la voliera in due aree comunicanti: una “estiva”, aperta da tre lati e 1/2, e una “invernale”, chiusa quasi completamente con pannelli di plexiglass e dotata di lampade infrarosso (3.0). Ho poi tolto la thuja singola e l’ho sostituita con un grosso vaso nel punto di contatto tra le due aree con due thuje più grandi, così da avere un albero in ogni zona. Ho quindi smontato la voliera metallica (ormai inutile) e ho inserito una trentina di nidi sulle pareti della zona calda.

Nel 02/2017 mi diverto a realizzare in laboratorio dei nidi in legno compensato e truciolato, acquisto nuovi nidi in plastica per sostituire quelli a pera in vimini monouso. Riorganizzo la “bussola” e sostituisco il piano per cibo e bagnetto fatto in legno con uno in rete metallica (più facile da pulire). Ripasso la verniciatura interna della voliera, creo un sifone per lo scolo dell’acqua sporca e cambio i posatoi (3.1). Nel 09/2017 realizzo una piscina di cm 100×50 h 5 per sostituire il “bagnetto”. Fontana e riscaldatore da acquario settato a 15°C, rampa in plexiglass per aiutare ad uscire i neopiumati che rischierebbero di annegare (3.2).

L’ultimo intervento considerevole alla voliera l’ho fatto nel 07/2018 (3.3): ho utilizzato la vecchia voliera, collegandola con un tubo cilindrico attraverso la “bussola”, per radunare gli uccelli così da fare pulizie approfondite e manutenzione (lavaggio con idropulitrice e riverniciatura, sostituzione impianto elettrico e idraulico) e ho colto l’occasione per censirli uno a uno (sono 149 volanti tra diamanti e passeri + una ventina di pulli). Ho smontato il ripiano in rete ancorato al muro di casa e acquistato una mangiatoia per galline che ho posizionato su uno sgabello nella zona “invernale”. Ho anche ottimizzato l’erogazione di grit e pastoncino con due altre mangiatoie di dimensione media. Nei tre anni successivi ho solo più pulito e fatto piccole riparazioni.

 

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Trovato e acquistato l’Eremo sono iniziate le riflessioni sul futuro di questo allevamento…

Da una parte, abbandonato il sogno di allevare un rapace (negli anni mi sono documentato ed è una scelta totalizzante che non mi posso permettere di fare) e considerati tutti i problemi del gestire una voliera al livello del suolo invece che nell’ecosistema protetto di un terrazzo a una decina di metri di altezza, ho pensato di vendere/donare il mio centinaio di Diamanti Mandarini e Passeri del Giappone (liberarli è impossibile, nati e cresciuti in cattività non sopravvivrebbero che pochi giorni, forse) e concludere l’esperienza.

Dall’altra però questi sette anni trascorsi insieme hanno creato un legame empatico tra noi che trascende le analisi e gli studi scientifici che ho portato avanti. Mi sono affezionato e me ne sento responsabile… non posso pensare che finiscano nelle mani di qualcuno che, anche in buona fede, non se ne prenda cura correttamente o abbia bambini e animali domestici che li angustiano o che persino li utilizzi come pasto per rettili o rapaci! 😲

Così ho deciso che costruirò all’Eremo una nuova voliera, la versione 4.0, cercando di far tesoro di quanto imparato in questi anni e, se possibile, limitando danni ed errori in questa nuova realtà.

Già! Perché spostare i volatili all’Eremo cambia tutto: in Hoikos gli unici problemi che ho dovuto affrontare in questi anni sono stati caldo/freddo/temporali (facilmente risolvibili), un paio di attacchi di civette e nibbi con il nido su alberi vicini e l’ecatombe avvenuta quando un’impresa appaltata dal Comune costruì e asfaltò i marciapiedi sulle vie pubbliche sotto casa: rumore e odore fecero agitare gli uccelli per due giorni e molti morirono a seguito dei traumi riportati negli urti contro la rete e gli arredi interni della voliera.

Con una voliera a terra, oltretutto in un luogo ancora “selvaggio” dovrò considerare attacchi da parte di rettili, roditori, rapaci e felini. Dovrò gestire i capricci del meteo nelle varie stagioni. La maggior esposizione a malattie. Dovrò attrezzarla con acqua ed elettricità. Dovrò posizionarla in un luogo razionale e costruirla in forma modulare così da poterla, alla bisogna, ampliare facilmente. Raccoglierò quindi di seguito alcune riflessioni e gli sviluppi del nuovo progetto!

Voliera 4.0 Eremo ElGram Edition

Le prime due questioni che ho affrontato sono state: forma e posizionamento.

Per quanto riguarda la FORMA, pur sognando da anni una voliera circolare o comunque poligonale, l’esperienza mi ha insegnato che i passeriformi hanno bisogno di lunghi corridoi per volare e così rinforzare l’apparato muscolare a supporto delle ali, non di “piazze”… e quindi la soluzione migliore è una voliera rettangolare larga un metro (o poco più) e lunga (almeno) il doppio. Quando e se potrò, con una simile configurazione, potrò aggiungere moduli sul lato corto allungando sempre più il corridoio. Analizzate le offerte sul mercato, mi pare che la soluzione migliore sia la voliera in evidenza nell’immagine principale. Il modello non ha base: provvederò a fare una gettata di cemento sul terreno e poi creerò una base rialzata 20-30 cm da terra per isolarla da pioggia, neve, animali vari che potrebbero tentare di entrare per mangiare il cibo degli uccelli o gli uccelli stessi.

In merito a POSIZIONAMENTO e ORIENTAMENTO, ho dovuto riflettere mesi. Una posizione vicina casa per averli sott’occhio e così potere godere della loro presenza e allontanare potenziali animali aggressori… ma nemmeno troppo per contenere il fastidio di semi e piume sparsi ovunque dal vento. Un luogo relativamente protetto dai capricci del meteo, raggiungibile con ogni tempo e collegabile agli impianti dell’acqua e dell’elettricità. Uno spazio che permetta con gli anni di ampliare la voliera senza dovere intervenire sugli alberi presenti o sugli arredi.

Dopo tante simulazioni credo che il luogo ideale sia dietro la pergola, lungo il sentiero che porta al campo da bocce, dove ora vi è un piccolo spiazzo con un tavolo in muratura, che abbatterò. Questo luogo è comodo per i collegamenti idraulico/elettrico. Vicino, ma a una distanza che permette di limitare possibili problemi gestionali/igienici, protetto nei quattro lati da siepi e alberi, semplicemente estensibile in lunghezza se in futuro vorrò sviluppare l’allevamento.

 

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