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I girasoli hanno da sempre generato dei grandi sorrisi spontanei sul mio volto. A Lusernetta dai miei, nel 1992-3 ne avevo seminato un lungo filare ed era bellissimo vederli fiore e colorare l’orto con il loro giallo luminoso. Ora voglio replicare la cosa all’Eremo ElGram…

 

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Helianthus annuus

Il girasole comune (Helianthus annuus L., 1753) è una pianta annuale con una grande infiorescenza a capolino appartenente alla famiglia delle Composite.

Etimologia

Il nome generico (Helianthus) deriva da due parole greche: ”helios” (= sole) e ”anthos” (= fiore) in riferimento alla tendenza della pianta a girare sempre il bocciolo verso il sole, prima della fioritura (il fiore maturo invece è sempre rivolto ad est). Questo comportamento è noto come eliotropismo.

L’epiteto specifico (annuus) indica il tipo di ciclo biologico (annuale). Anche il nome comune italiano (Girasole) richiama la rotazione dei boccioli in direzione del sole. Il termine “girasole” è anche usato per indicare le altre piante appartenenti al genere “Helianthus“, molte delle quali sono perenni.

Il binomio scientifico attualmente accettato (Helianthus annuus) è stato proposto da Linneo (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.

Infiorescenza

Quello che viene definito il fiore è in realtà il capolino (chiamato in generale infiorescenza), composto da un insieme di numerosi fiori. Il capolino per ogni pianta generalmente è unico; se presenti altri capolini (eventualmente pochi, al massimo fino a 9), quelli laterali sono più piccoli. La struttura dei capolini è quella tipica delle Asteraceae: un peduncolo ingrossato sorregge un involucro emisferico villoso composto da più brattee (o squame, generalmente da 20 a 30) a disposizione embricata e poste in diverse serie che fanno da protezione al ricettacolo lievemente convesso e munito di pagliette avvolgenti i semi, sul quale s’inseriscono due tipi di fiori: quelli esterni, chiamati “fiori dei petali” (da 17 a 30), ligulati che possono essere gialli, o eventualmente marroni, arancioni o di altri colori (specialmente nei cultivar) e sono disposti in un unico rango; quelli interni, chiamati “fiori del disco” (fino a 150, ma anche di più), sono tubulosi di colore arancio scuro-bruno. Le brattee dell’involucro sono di due tipi: quelle esterne di tipo fogliaceo, largamente ovate e acuminate; quelle interne più brevi, lineari (simili alle pagliette del ricettacolo) e abbraccianti per metà gli acheni. Diametro del capolino: da 8 a 15 cm (nelle piante coltivate da 20 a 50 cm). Lunghezza del peduncolo: 20 cm. Diametro dell’involucro: 15 – 40 mm (massimo 200 mm). Dimensione delle squame/brattee: larghezza 5 – 8 mm; lunghezza 13 – 25 mm.

La sistemazione dei fiori all’interno del disco avviene secondo la sezione aurea, ottenendo uno schema a spirali in cui il numero di spirali orarie e di quelle antiorarie sono successivi numeri di Fibonacci. Di solito ci sono 34 spirali in un senso e 55 nell’altro; in girasoli molto grandi si possono trovare 89 spirali in un senso e 144 nell’altro.

Il gambo del girasole e il calice formano un angolo di 120° in modo che il fiore del girasole possa assorbire molta luce solare con un angolo di 30° sopra l’orizzonte. Il fiore raggiunge la resistenza al carico all’angolo ispessendo il gambo. I peli difensivi proteggono dall’avanzata dei predatori verso il fiore
Quando i fiori del disco maturano, diventano semi. Tuttavia ciò che è comunemente chiamato seme è in realtà il frutto (un achenio) della pianta, con i veri semi circondati da pula indigeribile e provvisto di un pappo formato da due squame (o denti) lineari-acute e precocemente caduche. La forma degli acheni va da ovale a oblunga ed è compresso longitudinalmente (Amigdaliforme). Il colore è variabile da nero a grigio chiaro. La superficie è vellutata. I semi hanno colori e dimensioni diverse: si distinguono in corti, medi e lunghi (in quelli medi la lunghezza è il doppio della larghezza, mentre quelli più corti contengono più olio); i colori vanno dal bianco, al giallo-paglierino, al grigio e fino al nerastro. Dimensioni del frutto: 8 – 15 mm. Lunghezza delle squame/denti: 1 – 3,5 mm.

Alimentazione

Semi di girasole tostati e salati

È una pianta mellifera e si può ottenere miele monoflorale nelle zone di ampia coltivazione, ha una cristallizzazione rapida e un giallo intenso. I semi di girasole vengono consumati decorticati e tostati, spesso salati come snack, specialmente in Cina, Stati Uniti ed Europa. Possono essere utilizzati per insalate o se ne può estrarre un olio. Tutt’oggi sono disponibili varietà ad alto tenore di acido oleico che non si discostano troppo dalla composizione dell’olio di oliva.

Industria

I semi sono impiegati inoltre come mangime per uccelli e roditori. Se ne può estrarre anche olio per motori, usato per produrre biodiesel, più economico di altri carburanti. I residui della spremitura sono impiegati come mangime per il bestiame. I girasoli producono del lattice, oggetto di esperimenti volti a utilizzarli come fonti alternative di gomma ipoallergenica.

Altre notizie

Storia

Il girasole è originario delle Americhe (dal ricco regno del Perù) dove fu coltivato fin dal 1000 a.C. Francisco Pizarro scoprì che gli Incas consideravano il girasole l’immagine del loro dio del sole. All’inizio del XVI secolo furono portati in Europa sia riproduzioni in oro del fiore, sia suoi semi.

Il mito greco

Nella mitologia greca si racconta come una ninfa di nome Clizia si fosse innamorata del dio del sole Apollo e non facesse altro che guardare il suo carro volare nel cielo. Nove giorni dopo venne però trasformata in un girasole. Per questo motivo la parola girasole esisteva già molto tempo prima che l’Helianthus annuus venisse portato in Europa ed è evidente che il mito sopracitato (menzionato ne Le metamorfosi di Ovidio) si riferisca più propriamente all’eliotropio.

Eliotropismo

La maggior parte dei capolini presenti in un campo di girasoli fioriti punta sempre ad est, dove il sole sorge. I boccioli di girasole non ancora maturi invece mostrano un comportamento chiamato di eliotropismo: in giornate soleggiate seguono il percorso del sole nel cielo da est ad ovest, mentre di notte e al crepuscolo tornano ad orientarsi verso est. Il fiore si muove grazie alla crescita asimmetrica dello stelo che sta sotto il bocciolo, dove una differenza di esposizione al sole dello stelo fa accumulare auxine al lato in ombra. Questo ormone induce le cellule ad allungarsi e a crescere con il conseguente piegamento dello stelo col bocciolo che si orienta così verso il sole. Il movimento delle foglie invece, come in molte altre piante, dipende dalla presenza di cellule motrici del pulvino che si trova proprio sotto il picciolo. Il ciclo di movimento del fiore rallenta e alla fine di questo stadio di maturazione, quando il girasole fiorisce, lo stelo si blocca in direzione est. Per questo motivo i girasoli fioriti non sono più eliotropici, anche se la maggior parte dei fiori punta nella direzione in cui sorge il sole.

L’infiorescenza del fiore selvatico visibile ad esempio ai bordi delle strade non si volge al sole, bensì in una direzione qualsiasi ma le foglie continuano a mostrare un certo eliotropismo.

Curiosità

Il girasole è il fiore simbolo dello Stato del Kansas (USA) e uno dei fiori simbolo della città di Kitakyūshū (Giappone).

Vincent van Gogh li immortalò in una serie di dipinti ad olio su tela realizzati tra il 1888 e il 1889.

Il botanico Jacobus Antonius Cortusus (morto nel 1593) descrisse all’amico Pietro Andrea Mattioli (1500 – 1577), medico e botanico di Siena, un esemplare alto 20 spanne (circa 4 metri). Altre fonti riportano che nel 1567 a Padova crebbe un girasole alto 12 m. I semi di identica provenienza generarono altri esemplari che crebbero fino ad 8 m d’altezza in altri luoghi (es. Madrid) ed altri periodi. Più recentemente esemplari alti oltre 8 m sono stati ottenuti sia nei Paesi Bassi che in Canada (Ontario).

FONTE


Come coltivare girasoli

Preparazione del terreno

Il terreno ideale per coltivare girasoli deve essere molto drenante. Inoltre, deve essere lavorato in profondità, in modo da dare la possibilità all’apparato radicale di superare gli strati superficiali. Nelle grosse estensioni il terreno viene solitamente arato e affinato con una ripuntatura. Ovviamente, per una coltivazione di girasoli a livello domestico in cui si seminano poche piante, queste operazioni non sono necessarie. In questo caso basta una buona vangatura come quelle che si effettuano normalmente per gli ortaggi.

Tecniche di semina

I semi di questo fiore possono essere interrati direttamente nel terreno, facendo delle piccole postarelle. La profondità dell’interramento deve essere proporzionata alle dimensioni del seme. Nel caso caso di una coltivazione di girasoli, dunque, il seme va inserito nel terreno a circa 3-4 cm.
L’impianto prevede poi una distanza tra le piante di circa 40 cm, mentre quella tra le file deve essere approssimativamente di 60-70 cm.
Queste distanze daranno modo a tutte le piante di svilupparsi armoniosamente.

Concimazioni

Questa pianta trae beneficio dalla presenza nel terreno di sostanza organica decomposta. Per questo motivo, se intendiamo coltivare girasoli, è bene concimare utilizzando del letame animale molto maturo o, in alternativa, il compost domestico. La concimazione deve essere fatta un po’ prima della semina, in modo che sia ben integrata nel terreno.

Cure colturali

Le principali esigenze si una coltivazione di girasoli sono l’irrigazione e la difesa dalle malerbe.
Nel primo caso, per il fabbisogno idrico non si hanno grosse problematiche. L’apparato radicale scende in profondità, quindi la pianta è in grado da sola di trovare l’acqua. Tuttavia, dalla fase iniziale fino alla fioritura, bisogna assicurarsi che il terreno sia sempre ben umido. Sarà quindi necessario intervenire con irrigazioni di sostegno. Quando la pianta è matura, le necessità idriche sono via via decrescenti.

Per quanto riguarda la pulizia dalle erbe infestanti, invece, il girasole soffre la concorrenza delle malerbe. Questo è vero soprattutto nella fase iniziale, successivamente la cultivar prende nettamente il sopravvento.

Per evitare operazioni di sarchiatura, si può intervenire con la pacciamatura naturale. Questa operazione ci aiuterà inoltre a tenere più umido il terreno. Con questa tecnica agronomica bio, preferendo la paglia, avremo notevoli benefici anche a livello estetico.

FONTE