Non spiattellare i dati sul web; non sfruttare l’anonimato per offendere; aggiornare l’antivirus e stoppare la geolocalizzazione. Sono alcuni dei consigli per gestire al meglio la propria vita sui social network stilati dal Garante della privacy, consigli che fanno appello all’interessato e alla sua diligenza. In sostanza per diminuire i pericoli della rete e per non andare a finire nel girone del dark web bisogna agire con buon senso e aiutarsi da soli, con un comportamento prudente e diligente. Vediamo, dunque, le dieci regole d’oro consigliate dal Garante della privacy.
Pensarci bene, pensarci prima

Pensarci bene prima di pubblicare i propri dati personali (soprattutto nome, indirizzo, numero di telefono) in un profilo utente, o di accettare con disinvoltura le proposte di amicizia. Bisogna ricordare che immagini e informazioni che posti in rete possono riemergere, complici i motori di ricerca, a distanza di anni. Occorre porre attenzione a quello che si fa on-line e alle informazioni che si condividono (in particolare se riguardano la salute o altri aspetti ancora più intimi) anche in forum o chat, perché potrebbe avere «effetti collaterali» sulla vita reale.
Non sentirsi troppo sicuri
Bisogna prendere opportune precauzioni per tutelare la riservatezza, ma non ci si può illudere di essere sempre al sicuro. Le foto e i video scambiati privatamente, magari di contenuto esplicito, possono essere sempre copiati e inoltrati ad altre persone «fuori dal giro degli amici». Non esistono, tra l’altro, messaggi che si autodistruggono con assoluta certezza.
Rispettare gli altri
Occorre astenersi dal pubblicare informazioni personali e foto relative ad altri (magari «taggandone» i volti) senza il loro consenso. Sui social network e nella messaggistica istantanea uno scherzo o una semplice ripicca può facilmente degenerare in un grave abuso, facendo rischiare anche sanzioni penali.
Serrare la porta della rete e dello smartphone
È necessario aggiornare l’antivirus dello smartphone. E anche usare login e password diversi da quelli utilizzati su altri siti web, sulla posta elettronica e per la gestione del conto corrente bancario on-line. Altre precauzioni: fare attenzione, inoltre, quando si clicca su uno dei tanti indirizzi internet abbreviati (ad esempio url tipo t.co, bit.ly oppure goo.gl) pubblicati sui social network, e verificare che non ti conducano a siti fasulli usati per rubarti i dati o per farti scaricare programmi con virus. Se possibile vanno creati pseudonimi differenti in ciascuna rete cui si partecipa. Non mettere, poi, la data di nascita (in particolare per i minorenni) o altre informazioni personali nel nickname: così sarà più difficile essere «tracciati» o molestati.
Attenzione all’identità
Non sempre si parla, si chatta e si condividono informazioni con chi si crede. Chi appare come bambino potrebbe essere un adulto e viceversa. Sempre più spesso vengono create false identità (sia di personaggi famosi, sia di persone comuni) per semplice gioco, per dispetto o per carpire informazioni riservate. Basta la foto e qualche informazione sulla vita… e si potrebbe diventare il prossimo «clonato».
Occhio ai cavilli
Buona norma è informarsi su chi gestisce il social network e quali garanzie offre rispetto al trattamento dei dati personali. Va ricordato che si ha diritto di sapere come vengono utilizzati i tuoi dati: cercare, per questo, sotto «privacy» o «privacy policy». Bisogna accertarsi di poter recedere facilmente dal servizio e di poter cancellare (eventualmente anche di poter salvare e trasferire) tutte le informazioni pubblicate sulla propria identità. Bisogna leggere bene il contratto e le condizioni d’uso accettate al momento dell’iscrizione a un social network. Occorre anche controllare con attenzione le frequenti modifiche che vengono introdotte unilateralmente dal fornitore del servizio: capita spesso che i social network comunichino di aver cambiato i livelli di privacy prescelti per la propria identità solo alla fine di una lunga nota.
Anonimato, ma non per offendere
Se si ritiene opportuno, possono essere pubblicati messaggi sotto pseudonimo o in forma anonima per tutelare la propria identità, ma non per offendere o violare quella degli altri. Difendere la libertà di parola non significa legittimare o agevolare gli insulti. Va ricordato che in caso di violazioni non è poi così difficile risalire agli autori di messaggi anonimi postati su Internet.
Farsi trovare solo dagli amici
Se non si vuole far sapere a tutti dove uno è stato o dove si trovi, ricordarsi di disattivare le funzioni di geolocalizzazione presenti sulle «app» dei social network, così come sullo smartphone e sugli altri strumenti utilizzati per collegarti a Internet.
Segnalare l’abuso e chiedere aiuto
Se si notano comportamenti anomali e fastidiosi su un social network, se si vede che un amico è insultato e messo sotto pressione da individui o gruppi, non bisogna aspettare e va segnalata subito la situazione critica al gestore del servizio affinché possa intervenire immediatamente. A tale scopo, alcuni social network rendono accessibile agli utenti, sulle pagine del proprio sito, un’apposita funzione (una sorta di pulsante «panic button») per chiedere l’intervento del gestore contro eventuali abusi o per chiedere la cancellazione di testi e immagini inappropriate. In caso di violazioni, va segnalato subito il problema al Garante e alle altre autorità competenti. Se uno è vittima di commenti odiosi a sfondo sessuale, di cyberbullismo o di sexting, se stanno violando la privacy, non si deve aspettare che la situazione degeneri ulteriormente e bisogna chiedere aiuto alle persone care e alle autorità competenti.
Più social privacy, meno app e spam
È necessario controllare come sono impostati i livelli di privacy del proprio profilo: chi può contattare, chi può leggere quello che si scrive, chi può inserire commenti alle pagine, che diritti hanno gli utenti dei gruppi ai quali si appartiene. Meglio limitare al massimo la disponibilità di informazioni, soprattutto per quanto riguarda la reperibilità dei dati da parte dei motori di ricerca. E anche controllare quali diritti di accesso si concedono alle App installate sullo smartphone o sul tablet affinché non possano utilizzare i tuoi dati personali (contatti, telefonate, foto…) senza il consenso. Se non si desidera ricevere pubblicità, si deve ricordare che si può rifiutare il consenso all’utilizzo dei dati per attività mirate di pubblicità, promozioni e marketing.
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