Appena troverò il tempo, con la bella stagione dovrò prima rivedere tutte le schede dell’OBE – Orto Botanico ElGram, controllare come i cartellini hanno superato l’inverno, sostituire i rovinati e riposizionare quelli la cui posizione non è ottimale… dopo dovrò estendere questo lavoro al primo bosco che ho acquistato nell’agosto 2022 a nord dell’Eremo ElGram, catalongandone le essenze erboree.

In questi mesi abbiamo bonificato il lotto di 1.000-1.200 mq: la parte centrale era coperta di rovi alti anche 3-4 metri, che -in 20-25 anni di totale abbandono- si sono avvinghiati (con l’edera e la vite americana) agli alberi presenti (frassini, sambuchi, noccioli, faggi, etc.). Prima il giardiniere ha dato due volte un diserbante selettivo poi, quando i rovi sono seccati, li abbiamo tritati accumulandoli in un enorme ammasso (che poi dovrò decidere se trasformare in compost, bruciare o fare portare via). Pulita l’area centrale abbiamo tagliato una cinquantina di piante (diametro dai 10 ai 50 cm) troppo cresciute, secche, malate, etc.

Ora che siamo prossimi alla conclusione del lavoro è tempo di iniziare a valutare quali alberi piantare nello spazio liberato, che sarà sempre lasciato a bosco (cioè ben diviso dalle aree dedicate al frutteto, all’orto e al giardino).

 

COSA VORREI METTERE A DIMORA NEL BOSCO:

  1. Agrifoglio, in ricordo di quello enorme nel giardino di mia nonna Caterina (e poi di mia madrina) e di quello bellissimo che abbiamo tenuto sul terrazzo di Hoikos da 2005 al 2018 quando la cocciniglia l’ha ucciso;
  2. Gelso da more, in ricordo di quelli degli Inversini (in Cascina Gerard si facevano anche bachi da seta);
  3. Betulla, facendo attenzione a non farle diventare troppo alte… sono bellissime, molto eleganti. Il problema è che sono molto fragili e quando invecchiano si spezzano facilmente;
  4. Albero di giuda, è stupendo in primavera con i suoi fiori fucsia;
  5. Glicine, se realizzerò una sorta di camminamento coperto, un pezzo sarà ricoperto da glicine (il resto da viti per uva e zucche e forse kiwi);
  6. Lampone;
  7. Caco;
  8. Mirtillo;
  9. Mimosa;
  10. Acero rosso 
  11. Acero montano
  12. Cotognastro (o Cotoneaster)
  13. Alkekengi
  14. Evodia (albero del miele)
  15. Spirea (come biancospino ma profuma e non fa bacche) -Pianezza-
  16. Deutzia
  17. CAMELLIA SASANQUA
  18. Melograno
  19. Kaki
  20. Passiflora

 


Ho chiesto all’IA Gemini una valutazione sulle essenze arboree che vorrei introdurre all’Eremo ElGram (10.08.26):

Analizzando il terreno (620 m s.l.m., collina con suolo sabbioso/argilloso, buona esposizione ma con bosco sul retro a nord/ovest), l’altitudine e le gelate invernali impongono delle selezioni precise.

Alcune specie della tua lista (come Mimosa e Camelia) sono fortemente sconsigliate o richiedono microclimi troppo protetti a 620 m in Val Susa: la mimosa teme le gelate prolungate sotto i -5°C, mentre la camelia soffre l’argilla e i terreni non strettamente acidi.

La disposizione ottimale tiene conto del confine con i vicini, del bosco di confine, delle arnie e dell’orto.

Selezione e Scarto delle Piante

  • Promosse a pieni voti:

    • Evodia (Tetradium daniellii – Albero del Miele): Eccezionale scelta avendoci le arnie! Fiorisce a fine estate fornendo un nutrimento prezioso alle api.

    • Piccoli frutti (Mirtillo, Lampone, Alkekengi): Perfetti per la quota.

    • Fruttiferi (Melo, Pero, Pesco, Albicocco, Melograno, Caco): Ottimi su portainnesto debole/nanizzante per mantenerli sotto i 2,5 m.

    • Ornamentali/Strutturali (Agrifoglio, Albero di Giuda, Acero rosso, Deutzia, Spirea, Cotognastro): Resistenti al freddo e perfetti per la collina.

  • Scartate o da usare con cautela:

    • Gelso e Betulla: Diventano alberi di prima grandezza (15-20 metri). La betulla prosciuga l’acqua e il gelso ombreggerebbe troppo. Se vuoi un gelso, sceglilo nanizzato o ad archetto.

    • Mimosa e Camelia: Troppo delicate per i 620 m in Bassa Val Susa (rischio congelamento e pH terreno non idoneo).

    • Glicine e Passiflora: Vigorosi rampicanti. Da mettere solo su strutture solide (es. vicino al ciabot o su una pergola contenuta), mai liberi vicino all’orto o ai vicini.