Perché Paperone è molto meglio di Platone

Confronto filosofico di due personaggi lontanissimi tra di loro. Tra ideali e modi di stare al mondo

Partiamo da qualche dato biografico. Paperone nasce in Scozia nel 1867 a Glasgow (secondo Don Rosa, autore statunitense e successore del mitico Carl Barks). Guadagna la Numero Uno a 10 anni: una monetina da 10 Cents! Affronta con determinazione, ma anche creatività e intraprendenza, ogni sorta di circostanze avverse. È un affarista accanito, ma non viene mai meno alla sua onestà. Il suo successo è dovuto alla fatica e al coraggio di scommettere su idee innovative. È straordinariamente longevo: nel 2023 gode ancora di ottima salute. Ha incontrato molti personaggi famosi, da Teddy Roosevelt a Toro Seduto, ma è tutt’ora attivo e a suo agio con le rivoluzioni tecnologiche del 21 secolo.

Tra i due, ci sono curiose analogie. Entrambi sono celibi. Entrambi dedicano la propria esistenza alla loro opera. Entrambi hanno per erede un nipote nato dal matrimonio della sorella. Nel caso di Paperone abbiamo il nipote (o nipotastro) Paperino, figlio della sorella Ortensia. Nel caso di Platone abbiamo il nipote Speusippo, figlio della sorella Potone. Se qualcuno sentisse la mancanza dell’appellativo di «zio» nel parlare di Paperone, a essere pignoli si dovrebbe dire anche Zio Platone! Meglio evitare! Ma passiamo al confronto.

Idee diverse e accuse infondate

Platone crede che la realtà sia illusione e mette in moto il pensiero speculativo, al prezzo di consegnare l’esistenza umana al dubbio radicale. Paperone, al contrario, non dubita mai. La sua esistenza è concreta, viva, spessa. Ogni momento è unico. L’esistenza ha valore e niente può essere sprecato. Lo scetticismo è follia. Paperone vive nel mondo, anzi è il mondo!

Qualcuno ha accusato Paperone di essere uno spilorcio, come il triste Scrooge di Dickens. Ma è una accusa infondata. Paperone è capace di atti di incredibile generosità e di investimenti faraonici. Lui non è avaro: è contrario allo spreco. Tra realtà e forma, Paperone difende la prima.

A Paperone non interessa la propria immagine; è l’antitesi della dottrina della forma di Platone. Al limite della scontrosità, non si cura dell’opinione altrui. Non usa la sua ricchezza per pavoneggiarsi davanti alla società. Lui ha conosciuto la realtà, l’ha vinta, e questo gli basta. Metafisicamente, Paperone è un immanentista, uno Spinoziano consumato. Nel suo mondo non esistono idee trascendenti. Per lui tutto è realtà, azione, causa ed effetto.

Completamente diverso da lui è il suo eterno rivale: il finanziere Rockerduck. Personaggio di una pasta completamente diversa, dedito alla finanza solo per realizzare la propria deriva narcisistica, Rockerduck è privo di codice morale ed è pronto a ogni bassezza per prevalere sul suo rivale. Laddove Paperone è dynamis, Rockerduck è forma vuota. Laddove Paperone accumula oro, Rockerduck accumula banconote, cioè idee.

Denaro, società, ideali

Non a caso Paperone nuota nell’oro. Per lui il denaro è oro, moneta sonante, sostanza prima. Non è uno strumento di potere. Non è forma ma materia. Paperone è presocratico. Se per Talete il mondo è acqua e per Eraclito è fuoco, per Paperone è oro! Novello drago Faffnir nella tetralogia dei paperi, cerca l’oro per il suo valore intrinseco. Gli altri vogliono l’oro per essere ricchi, ma lui vuole l’oro e accidentalmente diventa ricco.

Paperone è a-sociale perché rifiuta la società come insieme di regole imposte per difendere la mediocrità dei più. Paperone sa di non appartenere alla comunità dei ricchi, dai quali è spesso visto con sospetto. Paperone è dinamite. Paperone non è Plutone, ma Vulcano, Giove e Minerva insieme. E poco importa se per gli altri sia, appunto, solo denaro. Lui vive una simbiosi con il metallo giallo che gli consente di tuffarvisi dentro, nuotare e fare il pesce baleno; metafora perfetta per esprimere che, come il pesce sta all’acqua, così Paperone sta all’oro.

Paperone, come le piovre, è in continua crescita. La vita è azione, o non è. Ogni avventura è scoperta. Realizza lo Streben faustiano che, sempre rivolto a mete nuove e diverse, non è mai né contento né contenuto. Anche da ultracentenario non è mai sazio né di vita né di oro. Vivere è finire, ma è anche fare il nuovo. E se non sarà lui a farlo, pazienza! saranno Qui, Quo e Qua! L’importante è costruire. Paperone è divenire immanente; è natura naturante. Fa eco Goethe, «in principio era l’azione / l’azione è tutto».

Paperi e filosofia

Come nella concezione megarica dell’esistenza – dove l’essere di ogni cosa dipende dal suo essere espresso in un effetto o azione concreta – così Paperone persegue la realizzazione di tutti i possibili. E quindi non può accettare la stagnazione, il riposo, la pigrizia di chi lo circonda e che lui, instancabilmente e incessantemente, pungola, stimola, costringe al movimento. Paperone è un presocratico 3.0. Paperone è mondo.

Senza Paperone, Archimede non avrebbe realizzato che una frazione delle sue invenzioni, Paperino sarebbe sprofondato nella pigrizia e nella indigenza, i Bassotti non avrebbero avuto un avversario degno di loro. E se il prezzo da pagare è una vita solitaria, Paperone salda il conto. Paperone è cosa in mezzo a cose. Non esce dalle pagine del fumetto. Le conquista. Pazienza per la povera Brigitta che vorrebbe catturare il vecchio filibustiere per chiuderlo dentro quella forma sociale che è la coppia.

Paperone, al di là dei suoi anni, possiede la caratteristica fondamentale della giovinezza: pensare al futuro. In questo senso, Paperone gode è eterno. Ben diversa la prospettiva esistenziale di Platone che, con sguardo conservatore, guarda a un mondo ideale fuori dal tempo, perfetto ma chiuso, compiuto e morto.

E poi Paperone sa anche essere un cuore d’oro. Il suo grande amore di gioventù, Doretta Doremì, rimane sempre al centro dei suoi sogni, anche molti anni dopo. È un amore che non invecchia e che il vecchio Papero conserva gelosamente insieme al suo decino. Ma proprio perché la vita è solo una, e niente va sprecato, Paperone ha dovuto scegliere se essere se stesso o essere in una storia non sua. E non poteva che scegliere se stesso.

Insomma, tra zio Platone e zio Paperone, vince il papero, in equilibrio tra Faust e Eraclito, mosso da una spinta ottimistica alla realizzazione della realtà, nella convinzione che la realtà valga per sé stessa. Non è un avaro, è un bulimico. Al contrario, Platone denigra il quotidiano, crede che l’esistenza sia fatta di ombre e che, senza un riferimento trascendente, non abbia alcun valore. Paperone è l’incarnazione contemporanea della filosofia megarica presocratica. Per lui il valore è qui, la vita è adesso. Il mondo ha valore e quel valore è là fuori che ci aspetta, come l’oro del Klondike. Che aspettiamo? Aurum sive natura.

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