Avete mai sentito parlare della “Pompei della Valle di Susa”? 
Una storia affascinante che tocca da vicino i nostri paesi: la leggenda della mitica città di Rama.
Si diceva fosse un insediamento immenso, con fortezze megalitiche simili a quelle del Perù, fondata nientemeno che dal Dio Fetonte con una ruota d’oro. C’è persino chi narra che qui fosse custodito il Sacro Graal! 
Negli anni ’70, giornali come Stampa Sera ne parlavano come di un mistero a un passo da noi. Le ipotesi erano tante e divise tra i vari comuni:
Caprie e Novaretto: dove i contadini trovavano spesso antichi mattoni, marmi e cocci affiorare dai campi.
Bruzolo e Bussoleno: per via di una misteriosa testa di pietra in un cortile.
Borgone: nella zona del “Maometto” (anche se oggi sappiamo essere un ex voto al Dio Silvano).
Tra Foresto e San Giorio: un libro del 1893 la collocava proprio alle pendici del Rocciamelone, sostenendo che fosse scomparsa per un’alluvione o un terremoto.
Molti ricorderanno le ricerche del gruppo torinese “Spazio 4” e di Giancarlo Barbadoro, che per anni hanno cercato prove di questa civiltà perduta, spesso entrando in polemica con gli archeologi ufficiali.
Nonostante il fascino delle nostre leggende valsusine, gli studi più recenti spostano il sito ufficiale di Rama in territorio francese, a La Roche de Rame (vicino a Briançon), dove sono stati ritrovati reperti reali e documentati.
Eppure, tra le pietre del Rocciamelone e i campi della nostra bassa valle, il fascino di una città scomparsa continua a resistere… 
Cosa dicono i ritagli di giornale citati:
Stampa Sera (7 aprile 1975) – “Una Pompei in Valle di Susa?”:
L’articolo parla dell’entusiasmo di quel periodo per i ritrovamenti fortuiti di contadini tra Caprie e Novaretto. Si citano “mura affioranti” e la speranza di trovare una città paragonabile a Pompei, lamentando però la mancanza di fondi per scavi sistematici.
Stampa Sera (8 aprile 1975) – “Dov’era la mitica Rama?”:
È il seguito del precedente. Elenca le varie ipotesi: le rovine presso Bruzolo (la famosa testa antropomorfa) e i collegamenti con le tradizioni orali che parlavano di una città distrutta da un cataclisma.
La Stampa (7 maggio 1972) – “Piemonte di 5 mila anni fa”:
Questo è un pezzo più ampio che parla dei graffiti e delle rocce scolpite a Villar Focchiardo, usate dai sostenitori dell’archeologia “libera” per dimostrare che la Valle fosse un centro spirituale e civile millenni prima di Roma.
