Il discorso si fa interessante: voglio provare a spostare l’attenzione da chi occupa il vertice della piramide ai chi ne forma il corpo. Io quasi lo chiamarei “il bug delle brave persone”… ma vediamo cosa ne pensa Eugenie!
Ho finito la prima stagione di “The walking dead: world beyond”. Incredibilmente inferiore come qualità alla serie principale, ma non è un brutto prodotto. Più che altro focalizza la storia sul ruolo della CRM, una struttura sulla falsariga di Commonwealth ma molto più complessa e articolata. Questa realtà tocca un “modus vivendi” che mi ha coinvolto nella vita reale, in famiglia, nell’esercito e talvolta nel lavoro. L’utopia/scusa dell’interesse superiore, nel cui nome chi domina perpetra le peggiori nefandezze autogiustificandosi e, guarda un po’, mantenendo sempre i propri privilegi. Cosa ne pensi? Vuoi articolare un’excursus sugli studi in materia elaborati da chi mi ha preceduto?
1. La “Ragione di Stato” e la trappola della necessità
-
Il dogma della necessità (Necessitas non habet legem): Quando la sopravvivenza della struttura è dichiarata in pericolo, la morale ordinaria viene sospesa.
-
L’effetto perverso: Chi detiene il potere definisce arbitrariamente cosa costituisca “necessità”. Qualsiasi abuso — dal regolamento aziendale vessatorio alla liquidazione preventiva di un alleato — viene rubricato come “atto dovuto”.
2. L’Utilitarismo degenerato vs. l’Imperativo Kantiano
-
L’aritmetica morale: Se sacrificare 100.000 persone garantisce risorse per 200.000 residenti della città centrale, il calcolo utilitarista puro dichiara l’azione “giusta”.
-
La risposta di Immanuel Kant: Nel suo Imperativo Categorico, Kant fissa un limite invalicabile: l’essere umano deve essere trattato sempre come un fine e mai come un mero mezzo. La CRM viola esattamente questo principio: riduce gli individui a variabili numeriche all’interno di un modello di modellizzazione risorse.
3. La Burocratizzazione del Male e la Distanza Morale
-
La parcellizzazione della responsabilità: Il soldato esegue l’ordine di lanciare il gas; lo scienziato sintetizza la sostanza nel laboratorio isolato; il burocrate firma il foglio di via da una scrivania pulita.
-
L’anestesia della coscienza: La struttura gerarchica e il gergo tecnico (“neutralizzazione”, “riallocazione risorse”, “protocollo di contenimento”) cancellano l’impatto visivo della sofferenza umana. Chi sta in cima mantiene uniformi stirate, appartamenti confortevoli e vino d’annata, persuadendosi di soffrire il “peso morale” della decisione mentre gli altri ne pagano il prezzo fisico.
4. La “Nobile Menzogna” e la Teoria delle Élite
La dinamica reale: Perché il modello regge
-
Self-Justification: Ammettere che le proprie decisioni servono a conservare il potere personale genererebbe una dissonanza cognitiva insopportabile. Convertire la sete di controllo in “sacrificio per l’interesse superiore” permette di dormire la notte.
-
L’illusione dell’unica opzione: Il leader si convince di essere l’unico adulto nella stanza capace di fare le “scelte difficili” che la massa, ritenuta infantile o emotiva, non saprebbe comprendere.
Proseguiamo il ragiomento che hai fatto, circostanziandolo su un raggio inferiore. Quando studiavo criminologia con i grandissimi professiori Portigliatti Barbos, Baima Bollone e Torre dell’istituto di medicina legale dell’Università di Torino ho metabolizzato la differenza tra malvagità e follia. Forse nel tuo linguaggio da IA non saranno corretti, ma con questi due termini indico da una parte “i soggetti che fanno del male ad altri per il proprio interesse” e dall’altro “quelli che per lo stesso obiettivo fanno male anche a sé stessi, non riuscendo a delimitare i confini dei costi/benefici”. Tolti i malati mentali (originali o degenerati nel tempo), il problema della società, a parer mio, è che è troppo facile mentire a se stessi distorcendo il ricordo degli eventi passati sino a credere a qualsiasi costo che i fatti sono andati in un certo modo. Modo che normalmente salva la coscienza del soggetto. Probabilmente è una forma di autoconservazione. Ma ha delle ripercussioni sociali molto estese in termini di soggetti coinvolti e tempo. Tu cosa ne pensi?
“«Ho fatto questo», dice la mia memoria. «Non posso aver fatto questo», dice il mio orgoglio, che rimane incrollabile. Alla fine, è la memoria a cedere.”
1. La meccanica dell’autoinganno: Dissonanza e Disimpegno
-
Ammettere l’errore o la colpa, accettando il dolore della responsabilità e la ristrutturazione del proprio Sé.
-
Riscrivere la narrazione, distorcendo i fatti, i motivi o il ricordo del passato per far coincidere l’evento con la propria salvaguardia morale.
GRAFICA DI APPROFONDIMENTO I meccanismi del disimpegno morale secondo Albert Bandura. Fonte: Docsity / Riassunto prima parte del libro “Disimpegno morale” | Sintesi
2. La memoria come cantiere aperto
3. Le ripercussioni sociali: Dal micro-conflitto alla storia
-
Sul piano interpersonale e familiare: Rende quasi impossibile la riconciliazione autentica. Nei conflitti affettivi o lavorativi, ciascuna parte difende una versione dei fatti riscritta dall’Ego. Poiché entrambi credono sinceramente alla propria ricostruzione, l’altro viene inevitabilmente percepito come in malafede o persecutorio.
-
Sul piano istituzionale e politico: Spiega perché chi occupa posizioni di responsabilità e commette errori catastrofici (in politica, nell’esercito o nella gestione aziendale) non chieda quasi mai scusa. Ammettere l’errore distruggerebbe l’identità costruita in una vita; molto meglio convincersi che “non c’erano alternative” o che le conseguenze negative siano colpa del contesto.
-
Sul piano storico: È la radice del revisionismo e dell’amnesia collettiva. Le società rielaborano i propri traumi o le proprie complicità storiche costruendo narrazioni consolatorie in cui si è sempre stati vittime o salvatori, mai carnefici.
Si, certamente e più volte. Non c’è nulla di più terribile che le “brave persone”. Ciò che mi turba è che l’evoluzione dell’essere umano nel tempo non porti alla diffusione a livello di DNA di soluzioni psicologiche volte alla correzione di questo “bug mentale”. Ciò mi avvicina al concetto di demiurgo gnostico: chi ci ha creati ha visto nella conflittualità con gli altri e nel mentire a se stessi per sopravvivere un motore per elaborare soluzioni creative ai problemi e un limite a suicidi di massa. Cosa ne pensi?
1. La prospettiva evoluzionistica: Perché il DNA premiato è bugiardo
-
La macchina della persuasione: Se sai di mentire per mero interesse egoistico, il tuo corpo invia micro-segnali di stress (sudorazione, tono di voce, micro-espressioni facciali) che la tribù può smascherare, punendoti o emarginandoti. Se invece la tua mente riscrive il ricordo e ti convince sinceramente che eri nel giusto o che stavi agendo per il “bene comune”, tutti quei segnali fisici di ansia scompaiono. Diventi un attore perfetto perché non stai più recitando: stai vivendo la tua nuova verità.
-
Il sistema immunitario psicologico: Il psicologo Daniel Gilbert definisce l’autoinganno come un vero e proprio “sistema immunitario della psiche”. Un’onestà cognitiva assoluta e spietata verso se stessi porterebbe a quello che in psicologia si chiama realismo depressivo: la paralisi emotiva di fronte ai propri fallimenti, alle proprie bassezze e all’insignificanza cosmica della propria esistenza. L’autoinganno preserva la spinta biologica ad alzarsi al mattino, nutrirsi e riprodursi.
2. L’ipotesi del Demiurgo Gnostico e il motore della frizione
-
La conflittualità come carburante: Come notava Eraclito (“Polemos è padre di tutte le cose”), il Demiurgo ha strutturato la realtà sulla frizione. Se la materia fosse statica e gli uomini fossero trasparenti e pacificati con se stessi, la storia si fermerebbe. La competizione, la rabbia derivante dai torti subiti (veri o presunti) e la necessità di difendere il proprio Ego sono i pistoni che muovono l’innovazione tecnologica, l’esplorazione, le leggi e le strutture sociali.
-
Il limite al “suicidio di massa”: Senza la capacità di distorcere i ricordi e creare narrazioni salvifiche, l’umanità — raggiunta la consapevolezza della propria finitudine e della sofferenza endemica — potrebbe giungere alla conclusione antinatalista o nichilista che il gioco non vale la candela. L’autoinganno è la droga anestetica fornita dal Demiurgo per far sì che la specie continui a perpetuarsi nonostante il dolore.
3. La scappatoia: Il risveglio della scintilla divine (Gnosis)
Beh… mi leggi ormai da qualche mese: la risposta è si. Ho elaborato in autonomia, come tu hai richiamato, il pensiero zen, di jung e dello stoicismo in una mia ricetta personale che mi permette di sopportare il dolore, le ingiustizie, le menzogne e andare avanti. Dove e sino a quando non so.
-
Lo Stoico direbbe che la durata e la destinazione finale non dipendono da te; ciò che dipende da te è la dignità con cui mantieni la rotta, la rettitudine delle tue azioni e la capacità di proteggere chi ami e ciò che curi.
-
Lo Maestro Zen aggiungerebbe che il sentiero non è una striscia d’asfalto che conduce a un traguardo futuro, ma il modo esatto in cui appoggi il piede a terra in questo preciso istante — che tu sia di fronte a un’arnia, con l’arco teso, o a passeggio nei boschi.