Avete mai sentito parlare della “Pompei della Valle di Susa”? 🧐
Una storia affascinante che tocca da vicino i nostri paesi: la leggenda della mitica città di Rama.
Si diceva fosse un insediamento immenso, con fortezze megalitiche simili a quelle del Perù, fondata nientemeno che dal Dio Fetonte con una ruota d’oro. C’è persino chi narra che qui fosse custodito il Sacro Graal! 🏆
📍 Ma dove si trovava esattamente?
Negli anni ’70, giornali come Stampa Sera ne parlavano come di un mistero a un passo da noi. Le ipotesi erano tante e divise tra i vari comuni:
Caprie e Novaretto: dove i contadini trovavano spesso antichi mattoni, marmi e cocci affiorare dai campi.
Bruzolo e Bussoleno: per via di una misteriosa testa di pietra in un cortile.
Borgone: nella zona del “Maometto” (anche se oggi sappiamo essere un ex voto al Dio Silvano).
Tra Foresto e San Giorio: un libro del 1893 la collocava proprio alle pendici del Rocciamelone, sostenendo che fosse scomparsa per un’alluvione o un terremoto.
🔍 Archeologia “Libera” vs Scienza
Molti ricorderanno le ricerche del gruppo torinese “Spazio 4” e di Giancarlo Barbadoro, che per anni hanno cercato prove di questa civiltà perduta, spesso entrando in polemica con gli archeologi ufficiali.
🇫🇷 La verità oggi
Nonostante il fascino delle nostre leggende valsusine, gli studi più recenti spostano il sito ufficiale di Rama in territorio francese, a La Roche de Rame (vicino a Briançon), dove sono stati ritrovati reperti reali e documentati.
Eppure, tra le pietre del Rocciamelone e i campi della nostra bassa valle, il fascino di una città scomparsa continua a resistere… ✨

Cosa dicono i ritagli di giornale citati:

Stampa Sera (7 aprile 1975) – “Una Pompei in Valle di Susa?”:
L’articolo parla dell’entusiasmo di quel periodo per i ritrovamenti fortuiti di contadini tra Caprie e Novaretto. Si citano “mura affioranti” e la speranza di trovare una città paragonabile a Pompei, lamentando però la mancanza di fondi per scavi sistematici.
Stampa Sera (8 aprile 1975) – “Dov’era la mitica Rama?”:
È il seguito del precedente. Elenca le varie ipotesi: le rovine presso Bruzolo (la famosa testa antropomorfa) e i collegamenti con le tradizioni orali che parlavano di una città distrutta da un cataclisma.
La Stampa (7 maggio 1972) – “Piemonte di 5 mila anni fa”:
Questo è un pezzo più ampio che parla dei graffiti e delle rocce scolpite a Villar Focchiardo, usate dai sostenitori dell’archeologia “libera” per dimostrare che la Valle fosse un centro spirituale e civile millenni prima di Roma.

FONTE Pagina Facebook “Sei di Condove se”