Non sappiamo a cosa servisse il quadrato del Sator evocato da Christopher Nolan, ma può raccontarci qualcosa del rapporto tra gioco e magia

Christopher Nolan ha colpito ancora, e con Tenet fin dal titolo ha stuzzicato la curiosità dei cinefili. Ma che cos’è il famoso quadrato del Sator che il regista ha infuso nella trama? Ci sono più modi di rispondere a questa domanda.
La descrizione del quadrato è semplice. è formato da cinque parole latine di cinque lettere che formano appunto un quadrato: sator arepo tenet opera rotas. Ogni parola è bifronte e tutta la frase è palindroma, cioè si legge sia da sinistra a destra che nell’altro verso, mantenendo lo stesso significato. A parte tenet (palindromo), sono coppie di anagrammi. Un quadrato di parole perfettamente simmetrico, leggibile sia in orizzontale che in verticale anche al contrario. Tenet inoltre è un palindromo, cioè si legge nei due sensi mantenendo Tre di questi quadrati sono stati trovati a Pompei, distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C: sono al momento i più antichi mai ritrovati. Un altro esempio antico viene dalla Siria (II-III secolo), poi ne sono spuntati diversi nel corso del medioevo, in Italia e in Europa, spesso associati a chiese.

Alla ricerca di un significato

Non sappiamo né chi l’ha inventato, né quale fosse il suo significato (o se ne aveva uno). In un modo molto forzato, si possono ordinare le parole in una frase che tradotta significa Il seminatore Arepo guida con fatica l’aratro (ruote). Ma questo rivela anche un’imperfezione del quadrato: Arepo non è una parola latina, e in questa traduzione diventa infatti un improbabile nome proprio.
“Agli occhi di un enigmista, è un po’ come barare. Sembra che Arepo sia stato inserito un po’ a forza per completare il quadrato” spiega a Wired Andrea Angiolino, giocologo e giornalista che racconta storie di giochi e giocattoli a Wikiradio, un programma di Radio Rai Tre.
Eppure le teorie su significati più o meno profondi del quadrato di Sator si sprecano, sia tra gli accademici che tra gli amatori. Per esempio si possono ordinare le lettere in modo da formare una croce con le parole pater noster. Avanzano due A e due O che possono essere interpretate come Alfa e Omega, simboli cristiani di inizio e fine.

Una speculazione molto popolare è infatti che il quadrato sia legato alla cristianità, e questo sarebbe uno degli indizi. Ma a meno di non chiamarsi Dan Brown, di certo non è una pistola fumante, e non ci sono prove degne di questo nome che sia nato in seno al Cristianesimo. Angiolino specifica che da ogni frase, specie se lunga, si possono trarre molti anagrammi: c’è perfino chi, con l’anagrammatomanzia, riesce a trovarvi presagi e messaggi
sul futuro. Il legame con il Padre Nostro può essere del tutto casuale.

Nel tempo è certo che il quadrato del Sator è stato interpretato in modo magico-religioso. Il linguista Barry J Blake ricorda nel suo libro Secret Language alcune delle proprietà soprannaturali che gli sono state attribuite. È stato usato come amuleto contro le malattie, negli umani e negli animali (tra i tedeschi della Pennsylvania proteggeva le vacche). Compare nei grimori, cioè i manuali di magia, ed è stato usato dai cristiani per proteggere le partorienti, appoggiando l’iscrizione all’addome. Del resto le parole palindrome hanno sempre assunto significati esoterici, sia positivi che negativi.
Nonostante questa evoluzione, un’ipotesi molto pratica sul quadrato è che si sia diffuso perché, semplicemente, era qualcosa da ammirare. E magari era nato per gioco. I giochi di parole erano già conosciuti tra i romani. Proprio a Pompei fu trovato un altro quadrato, meno famoso, con le parole roma olim milo amor. Come racconta Angiolino, a Roma esisteva anche un gioco antenato del backgammon, il duodecimas scripta.
Si giocava ovunque, scrivendo file di A B e C da usare come caselle. Presto ci si divertì a scrivere serie di 6 parole di 6 lettere ciascuna spesso formavano frasi scherzose o motti come VENARI LAVARI / LVDERE RIDERE / OCCEST VIVERE (andare a caccia, fare i bagni, giocare e ridere: questo è vivere) o LEVATE DALOCV / LVDERE NESCIS / IDIOTA RECEDE (levati di qui, non sai giocare, idiota rinuncia) che troviamo incisi in giro per l’impero. “Non sono quadrati di parole come quello del Sator, ma dimostra bene il principio generale secondo cui il gioco di parole nasce dalle costrizioni e spinge a creazioni ammirevoli, indipendentemente dai significati che poi qualcuno vorrà vederci”. 
Per cambiare totalmente scenario, i tarocchi stessi sono sicuramente prima un gioco di carte, e solo poi diventano uno strumento di divinazione.

Altri quadrati magici

Ciò che rende ammirevole il quadrato del Sator, e che spiega le proiezioni soprannaturali, è che si tratta di un oggetto monolitico, unico. Non è facile creare altri quadrati con le stesse caratteristiche, e anche la lingua è un limite: almeno il latino ha molte parole che finiscono per consonanti, facilitando la ricerca di palindromi e bifronti.
Detto questo è evidente che il quadrato è imparentato con l’universo ludico. Che siano formati da lettere o da altri simboli, l’idea di disporre oggetti in una griglia finita, in modo che siano logicamente concatenati, è presente da secoli ed è l’essenza di moderni giochi come il cruciverba o il sudoku.
Come spiega Angiolino, se guardiamo il primo cruciverba della storia, creato da Giuseppe Airoldi nel 1890, ricorda molto il quadrato del Sator. Non c’erano infatti caselle nere, la griglia 4×4 era totalmente piena. Le parole non erano palindrome, quindi mancava la simmetria del Sator, ma anche togliendo questa regola, le possibilità rimanevano abbastanza limitate. L’innovazione che ha diffuso in tutto il mondo la parole è stato appunto l’inserimento dei riquadri neri, un’idea del giornalista Arthur Wynne.
Anche il sudoku ha origini antiche. 3000 anni fa in Cina è nato il quadrato di Lo Shu, una griglia 3×3 riempita di numeri la cui somma su ogni riga è sempre 15. Nonostante i numeri, anche questo quadrato è logicamente affine al Sator, ma a differenza di quest’ultimo ebbe moltissimi discendenti. Molti furono usati come strumenti divinatori, ma attirarono anche l’interesse di molti matematici, tra questi Eulero. Come vero e proprio gioco i suoi antenati erano già diffusi sui giornali francesi nel XIX secolo, ma il moderno sudoku nascerà alla fine degli anni ’70 dall’ingegno di un architetto americano in pensione: Howard Garns. Importato in Giappone negli anni ’80 e dotato di trademark, comincerà la sua inarrestabile ascesa, con l’esplosione del fenomeno mondiale nei primi anni 2000.
“Alcuni pensano che i giochi nascano prima in contesto esoterico-magico, e che solo dopo avvenga una trasformazione in gioco. Ma è anche possibile che i giochi nascano come giochi, e che altri comincino a trovarci dentro significati” conclude Angiolino.
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